Perché un po’ di orrore può salvarci

q Siamo contornati da notizie nefaste. Dai quotidiani alla TV, non abbiamo scampo: solo brutte notizie. Il buono non tira, non attrae. La gente preferisce ancora le fiamme dell’inferno al fulgore del paradiso. Per questo, cerchiamo quanto più possibile di distrarci, allontanando l’attenzione non soltanto da temi cruciali per la nostra esistenza, primi fra tutti il tema del dolore e della morte, m anche da questioni più ristrette, eppure, giammai marginali. La riflessione è quanto mai bandita dai palinsesti televisivi. In tal modo, lo è anche per i palinsesti celebrali. Non siamo in grado di prestare attenzione più di 10-14 minuti. Abbiamo bisogno di immagini per essere catturati. Siamo, come volle Sartori, degli homo videns. Il lavoro del saggista è sempre più a latere; costretto vieppiù a confrontarsi con una ristretta cerchia di “eletti”. Ma, per tutti gli altri, cosa c’è? Ecco, per considerare anche le moltitudini, uno scrittore deve cercare di ampliare il suo spettro di indagine, sforzarsi, quanto può, di trovare un canale narrativo che consenta a tutti – o quasi – una pur minima riflessione. Per questo, credo che la narrativa sarà la saggistica di domani. Questo agli jerofanti del pensiero parrà senz’altro un’eresia bell’è buona. Lo scrittore deve, oggi, affabulare il pubblico, interessandolo con trame e immagini fantastiche, surreali, ed anche orrorifiche, per poter avere la sua attenzione onde fargli rilevare un qualche cosa di altresì celato, sfuggevole. Un fantasma. Non che il sottoscritto abbia avuto l’intenzione di insegnare qualcosa a qualcuno.

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Il romanzo horror Una famiglia perbene è stato pubblicato con la casa editrice David and Matthaus, per mezzo dell’intercessione dell’Agenzia letteraria di Francesca Costantino. Scoprendo la vita criminale di Madame Lalaurie, ho conosciuto un ‘800 inconsueto, fatto di contraddizioni che sono ancora alla base della nostra epoca. Del resto, fu quello il secolo che preparò al ‘900. La fine della schiavitù, della monarchia, della clericalizzazione della società e l’avanzare delle repubbliche, dell’illuminismo, del socialismo, sono realtà scontratesi soltanto apparentemente. Ciò, spero, si evincerà leggendo “Una famiglia perbene” che spero di portare, con l’aiuto dell’editore e del mio entourage, al grande pubblico. Portare ai lettori un romanzo horror, o noir, che non sia basato su vampiri, licantropi, streghe e demoni frutto di fantasia. Che descriva i veri mostri della società, i veri vampiri, zombi, streghe, che sono null’altro: gente in carne ed ossa, che perpetrava, e perpetra,  gli stessi sanguinari, efferati delitti, sopra la veste di uomini e di donne della porta accanto.

Nella sua recensione del 20 dicembre 2016 intitolata Dietro le apparenze, “Una famiglia per bene” di Danilo Campanella la rivista 180 gradi così si era espressa: Con “Una famiglia per bene” Campanella prende una nuova strada nella letteratura, distanziandosi dalla precedente esperienza saggistica per scoprire un genere tra il triller e il noir…

La recensione di Caterina Brugnos, apparsa su Il Domani d’Italia (18 gennaio 2017) mi ha particolarmente sorpreso: “… Il libro, un giallo tendente al genere horror, che io non amo, mi ha però straordinariamente catturato. L’accuratezza delle immagini narrate, unite ai dialoghi filmeschi, mi hanno chiarificato quanto bello sia il leggere, e di quanto una storia possa riportarci a capire che dobbiamo invertire il senso di marcia del presente. Un paese come l’Italia, stanco e stremato, in cui troppi governi si susseguono in una manciata d’anni, è al termine di un crocevia sociale che non lascerà scampo; come disse Aldo Moro, ed io lo ripeto qui, questo paese non si salverà se una nuova stagione di diritti non si farà largo. Ma un tale spazio dobbiamo farlo noi, perché gli spazi non si creano da soli”.

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Alessandro Bertirotti ha descritto su Il Giornale (06/02/2017) il mio Una famiglia perbene come: “una storia molto dura, che appartiene a tutto l’Occidente, dove la tortura, la crudeltà, la miseria intellettuale non sono semplici comportamenti, ma modi di pensare, concezioni del mondo. Anzi, direi che sono una vera e propria visione del mondo. Una visione che non termina con la fine della schiavitù nera, ma continua con la miseria di questa nostra democrazia. Una società nella quale siamo guidati da un solo scopo: mantenerci nella nostra miseria, appunto“.

img-20170201-wa0000 Giovanni Fabiano, che ha moderato il Festival del Libro di Qualità 2017, in cui Una famiglia perbene è stato presentato, tra l’altro, con Antonio Avati e Roberto Gandus, (per la presentazione del libro di Pupi Avati-GandusLa casa delle signore buie“), ha poi scritto:

Danilo Campanella lo ascolteresti parlare per ore e lo leggeresti per sempre. Uno stile ricco e corposo che ti porta tra le pagine aprendo di fronte a te gli scenari raccontati. Poco importa se parla di una storia cruenta e piena di violenza (per altro vera); tu la vuoi vivere, accetti anche di dover sentire le paure e il dolore di chi ha sofferto perché, di fronte a un’opera d’arte, è l’emozione che cerchi, il vissero felici e contenti te lo aspetti dalle favole“.

Quella di Firenze, presso la libreria Salvemini (grande e storico centro culturale cittadino, piena di libri antichi e rari in vendita) è stata l’occasione per confrontarmi con un pubblico molto selezionato, tutt’altro che facile, ma profondo e opportuno. Il pubblico ha partecipato all’evento, dando opportunità a me di imparare molto dalle loro domande, come anche conoscere un nuovo autore del genere noir. La notizia è stata data su “Il Tirreno” e da “Stampa Toscana“.

Tra le recensioni che mi hanno onorato, c’è quella apparsa su scheletri.it in cui si fa una disamina compiuta e approfondita del mio romanzo.

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Anche la recensione presso “Il flauto di Pan” non può che aver aumentato l’interesse per il libro. Non posso che ringraziare la video-recensione “Una famiglia perbene: la storia di Madame LaLaurie” promossa dalla blogger LaRossa Kikers89 nell’omonimo canale Youtube.

Se Una famiglia perbene sarà una cometa o una meteora, è presto per dirlo. Staremo a vedere.

 

 

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One thought on “Perché un po’ di orrore può salvarci

  1. La lettura di questo libro ci accompagna in ambiente sicuro,il tepore di una casa, ben arredata, curata. Le immagini vengono fuori nitide..ci si sente al sicuro, ci piacerebbe vivere lì. Poi tutto cambia la trama si snoda in un processo che ci fa prendere parte all’orrore più aberrante e alle motivazioni che muovono la follia criminosa..un noir ben realizzato. Ben scritto. Un Autore con la “a” maiuscola. Grazie.

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