Stato: comatoso

2010-03-30-crisis-cuts E’ in atto una cessione della sovranità psicologica degli italiani, aggressiva ed autoindotta. Gli esempi si sprecano. Mi hanno fatto particolarmente pensare la visita di Carlo d’Inghilterra ad Amatrice, e la richiesta dei genitori di Giulio Regeni a Papa Francesco.

Pochi giorni fa vidi al telegiornale il Principe Carlo, con codazzo al seguito, aggirarsi, moderatamente esterrefatto – il suo fu british aplomb – tra le macerie di Amatrice. I terremotati si sono dichiarati contenti e sorpresi di aver potuto vedere, nella loro vita, un Principe a casa loro. Certo.

Dal canto loro, i genitori di Regeni hanno chiesto “al Papa” di parlare del figlio in Egitto. Il pontefice, in visita ufficiale il 28 e 29 aprile prossimi, potrebbe, a detta dei genitori – comprensibilmente distrutti dalla vicenda  – affrontare la vicenda del ricercatore torturato e ucciso al Cairo e su cui entrambe le magistrature, italiana ed egiziana, ancora tentano di far luce, non senza intoppi legati alla reciproca giurisdizione. E’ opinione comune che l’Italia non riesca a far sentire il suo peso diplomatico, come dovrebbe, in questa tragica vicenda.

Si dirà che cose del genere non capitano da oggi. Sebbene il desiderio di trovare sponsor morali, e non solo, per la ricostruzione di una città, bisognerebbe chiedersi se non si debba pressare maggiormente il proprio sottogoverno per rimediare a questo e a quel disastro. Chiedere (o sperare che lo facciano) a una rispettabilissima monarchia, di pagare parte della ricostruzione, in una ex rispettabilissima repubblica, è scoraggiante. Si dirà, certo, che la verità e il diritto ad essa è superiore a qualsiasi status giuridico. Eppure bisognerebbe chiedersi se ci si debba affidare a un capo di stato estero – e per giunta religioso – per parlare con un altro governo all’estero. Insomma, i panni sporchi non si lavano più in famiglia. Questo accade perché è diventata prassi culturale credere, non a torto, che il nostro Stato sia incapace di provvedere ai bisogni dei propri componenti. Siamo diventati un Paese di rimandatari, di piagnoni, di indignati professionisti, di cessionisti della nostra sovranità mentale, idealisti fino al midollo, pronti a rivendicare con forza i nostri diritti da dietro una tastiera, o un microfono, ma pronti a diventare realisti meglio di Kissinger quando annusiamo l’arrivo di un panino in denaro. Elemosiniamo, lungo le strade della nostra storia politica, un po’ di autorità dai monarchi, gli stessi che in passato abbiamo segregato oltre il Tevere, o tenuto a bada oltre i confini del Reno. A mio personale giudizio, il modo con cui si portano avanti le battaglie sociali, siano esse pubbliche o private, può essere vergognoso; ma una tale vergogna nasce dall’incapacità dello Stato, oramai ridotto ai minimi termini, di dare risposte ai cittadini, facendo sentire la propria presenza e la propria autorevolezza. Almeno, finché non si tratta di tasse. In quel momento il nostro Stato, da comatoso, mostra senza remore la sua sana e robusta costituzione.

Altro sul gruppo: Libri di Danilo Campanella

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