Al mago l’Ateco. Al filosofo la cicuta

Se c’è una missione, o uno stato d’animo, un metodo (mettete voi altre possibili definizioni) che ha “preteso” di diventare una professione, essa è quella del filosofo. L’amante del sapere di classica memoria è sempre stato un uomo o una donna che nella vita ha fatto altro. Nel medioevo bisognava farsi prete, suora o frate per studiare, senza il rischio di morire di fame, garantendosi un tetto sopra la testa. I mecenati poi ci hanno consegnato ai real figliuoli, a cui pazientemente insegnavamo il pro ed il contro. Con la modernità l’unica prospettiva di introito diretto per il filosofo è stata quella della scrittura e dell’insegnamento. Ma non tutti possiamo essere professori, e ancor meno riusciamo ad avere successo in libreria. A molti laureati in filosofia, quindi, vien voglia di strappare la laurea. Ma questo nichilismo activo non gli sale se e quando si occupa d’altro nella vita, relegando al passatempismo l’amore per la sapienza; questa rabbia di arcana memoria al filosofo viene quando scopre che vi sono altre “professioni” che vanno per la maggiore, e fatturano persino. Ci sono professionisti dei “piani astrali”, una via di mezzo tra gli psicoanalisti e gli astrologi, che viaggiano in tutta Italia, di gruppo in gruppo, facendosi pagare 70-100 euro a persona per le proprie prestazioni. Senza parlare poi dei veggenti televisivi che, attaccati alla partita iva e al codice della telefonata, sbarcano il lunario, arrotondando con prestazioni extra, a domicilio. Il codice Ateco riconosce l’ attività di astrologi e spiritisti, prevedendo il codice 96.09.09 per identificarne le mansioni.

A partire dal 1° gennaio 2008 l’Istat ha adottato la classificazione delle attività economiche Ateco 2007, che costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea (Nace Rev. 2, pubblicata sull’Official Journal il 20 dicembre 2006, Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006).

L’Ateco 2007 prevede la partecipazione, oltre all’Istat che lo coordina, di numerose figure istituzionali: i Ministeri interessati, gli Enti che gestiscono le principali fonti amministrative sulle imprese e le associazioni imprenditoriali.Grazie alla stretta collaborazione avuta con l’Agenzia delle Entrate e le Camere di Commercio si è pervenuti ad un’unica classificazione.

Scopriamo che il rabdomante, il mago e l’astrologo, un tempo perseguitati dalla Santa Inquisizione col rischio di bruciar vivi come cerini, oggi possono operare e fatturare tranquillamente. Al filosofo, invece, tocca ancora la cicuta.

Una vita di bocconi amari tocca ai filosofi e alle filosofe. Persino le cosiddette pratiche filosofiche, che potrebbero trovare reale sbocco lavorativo, previo riconoscimento, non riescono a cristallizzarsi in un codice unico, oltre che ad un regolamento deontologico interno, a un albo o a un ordine professionale. Cosa assai ardua, oggi, momento storico in cui viene messa in discussione l’utilità di ordini professionali già in essere, storici.

Duro per il filosofo “gufo”, saggezza onnipresente sulla spalla di ogni mago che si rispetti, staccarsi da colui che vive di fama indipendente, nonché di maggior fortuna.

Danilo Campanella